Amici enoappassionati e instancabili viaggiatori del gusto, siete pronti per un’avventura che risveglierà i vostri sensi e vi porterà alle radici più profonde della storia del vino?
Ho sempre pensato di conoscere bene il mondo vinicolo, ma devo ammettere che la Georgia, questa terra incastonata tra il Caucaso e il Mar Nero, ha letteralmente stravolto le mie certezze.
È qui che, secondo le più recenti scoperte archeologiche, è nato il vino ben 8.000 anni fa, una tradizione millenaria che pulsa ancora oggi, viva e autentica, attraverso i suoi celebri *qvevri*, quelle meravigliose anfore di terracotta interrate dove il vino fermenta e matura in un abbraccio ancestrale con la terra.
Vi garantisco che non si tratta solo di assaggiare un buon calice, ma di immergersi in una cultura dove ogni sorso racconta una storia, dove il vino non è solo una bevanda, ma un simbolo di vita, di ospitalità e di profonda connessione con la terra.
Ho avuto la fortuna di percorrere le strade della Kakheti, l’epicentro di questa meraviglia, di incontrare famiglie che producono vino da generazioni e di sentire sulla mia pelle l’energia di un metodo che l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Che siate esperti sommelier o semplici curiosi, un tour di degustazione in Georgia è un’esperienza che vi cambierà la prospettiva, regalandovi sapori unici e un calore umano indimenticabile.
Ma non finisce qui, perché la Georgia è anche natura mozzafiato, monasteri antichi e una cucina deliziosa che si sposa divinamente con i suoi vini, soprattutto quelli “orange” o “amber”, una vera tendenza che sta conquistando i palati più esigenti in Europa e nel mondo.
Sono sicura che, proprio come me, rimarrete affascinati da un Paese che non smette di sorprendere. Siete pronti a partire con me in questo viaggio enogastronomico?
Preparatevi a scoprire sapori autentici e storie millenarie! Accompagnatemi per scoprire tutti i segreti di questo affascinante viaggio, ve lo spiego in ogni dettaglio!
Il Cuore Ancestrale del Vino: Dove Tutto Ha Avuto Inizio

Un Viaggio nel Tempo con i Qvevri
Se c’è una cosa che mi ha veramente colpito della Georgia, è stata la sensazione di toccare con mano la storia del vino, quella vera, quella che risale a ben 8.000 anni fa.
Non è una leggenda, ma una realtà tangibile, riconosciuta dalle più recenti scoperte archeologiche che individuano proprio qui, in questa terra affascinante, la culla della viticoltura.
E il segreto di questa longevità? Sta tutto nei *qvevri*, quelle gigantesche anfore di terracotta che ho visto sparse in ogni vigneto, interrate fino al collo.
È una pratica antica, un metodo che l’UNESCO ha giustamente elevato a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. L’esperienza di vedere il vino fermentare e affinarsi in questi contenitori, in un abbraccio costante con la terra, è qualcosa di magico.
Ti fa sentire parte di un ciclo che dura da millenni, una connessione profonda che va oltre il semplice sorseggiare un calice. Personalmente, trovo che questo metodo non sia solo un modo per fare il vino, ma una filosofia di vita, un rispetto per i tempi della natura e per le tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.
È stato come fare un balzo indietro nel tempo, ma con tutti i comfort di un’esperienza contemporanea. La cosa più affascinante è che ogni famiglia che ho incontrato ha la sua storia, il suo *qvevri* magari ereditato dai nonni, che continua a produrre vino con la stessa passione di sempre.
L’UNESCO e la Riscoperta di un Metodo Millenario
Quando l’UNESCO ha riconosciuto il metodo tradizionale georgiano di vinificazione nei *qvevri*, ho sentito un’ondata di orgoglio, quasi fosse una vittoria personale per tutti gli appassionati di vino autentico.
Questo riconoscimento non è solo un sigillo di qualità o un attestato storico, ma un faro che illumina una pratica che rischiava di rimanere confinata ai margini, nonostante la sua incredibile ricchezza.
È un invito a esplorare un mondo vinicolo che non segue le mode, ma le crea, tornando alle origini. Ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato un vino proveniente da *qvevri*: un’esplosione di sapori, una complessità che non mi aspettavo, un sentore di terra e di storia in ogni sorso.
È un’esperienza sensoriale che ti cambia la prospettiva su ciò che il vino può essere. Credo fermamente che questo sia il futuro del vino, o forse, il suo eterno ritorno al passato: un rispetto profondo per il terroir e per le tecniche che hanno plasmato il nostro rapporto con questa bevanda divina.
Ed è proprio per questo che un viaggio in Georgia non è solo un tour enologico, ma una vera e propria educazione del palato e dello spirito.
La Kakheti: Il Cuore Pulsante dell’Enologia Georgiana
Tra Vigneti e Ospitalità Indimenticabile
Se la Georgia è la culla del vino, allora la regione della Kakheti è il suo cuore pulsante, l’epicentro di questa meraviglia enologica. Ho trascorso giorni indimenticabili percorrendo le sue strade, costellate di vigneti a perdita d’occhio e di piccole cantine familiari dove l’accoglienza è una vera e propria arte.
Non si tratta di visite frettolose, ma di vere e proprie immersioni nella vita locale, dove ti ritrovi a tavola con il produttore, a condividere non solo il suo vino, ma anche la sua storia, le sue tradizioni e i suoi sogni.
Ho avuto la fortuna di conoscere una famiglia che produce vino da sette generazioni, e sentire i loro racconti mi ha fatto capire che il vino qui non è solo un prodotto, ma un membro della famiglia.
Ogni bottiglia ha un’anima, un ricordo. Il calore umano che ho ricevuto è stato qualcosa di unico, un’esperienza che va oltre la semplice degustazione e si trasforma in un legame autentico con le persone e con il territorio.
La Kakheti non è solo un luogo fisico, è un’emozione, un sapore che ti resta dentro e che ti fa desiderare di tornare. E fidatevi, dopo un paio di giorni lì, vi sentirete parte di quella grande famiglia georgiana.
Cantine Storiche e Innovazione Tradizionale
La Kakheti è un connubio affascinante tra storia e una sorta di “innovazione tradizionale”, se mi passate il termine. Accanto a cantine secolari che continuano a usare i *qvevri* con la stessa meticolosità di un tempo, ho trovato anche produttori che, pur mantenendo salde le radici nella tradizione, sperimentano con cura nuove tecniche o affinamenti, sempre nel rispetto dell’identità del vino georgiano.
È un equilibrio delicato che testimonia la vivacità di questo settore. Molte di queste cantine, alcune delle quali visitabili solo su appuntamento, offrono esperienze di degustazione guidate che ti permettono di approfondire la conoscenza dei loro vini, dalla coltivazione delle uve autoctone come Saperavi e Rkatsiteli, fino all’imbottigliamento.
Ho partecipato a diverse di queste degustazioni e ogni volta era come scoprire un nuovo capitolo di un libro affascinante. La passione che mettono nel descrivere ogni sfumatura, ogni aroma, è contagiosa.
Non sono solo a vendere vino, ma a raccontare una storia, la loro storia, che si intreccia con quella millenaria della Georgia.
L’Incanto dei Vini “Arancioni” o “Amber”
Un Colore, Mille Sensazioni
Se c’è un tipo di vino che ha catturato il mio cuore e il mio palato in Georgia, sono senza dubbio i vini “arancioni” o “amber”. Dimenticate tutto quello che sapete sui vini bianchi e rossi, perché gli “orange wines” sono una categoria a sé, un ponte tra i due mondi.
Il loro colore, che varia da un giallo dorato intenso a un ambra profondo, è già di per sé uno spettacolo per gli occhi. Ma è al naso e al palato che rivelano tutta la loro complessità: note di frutta secca, miele, noci, erbe aromatiche e a volte persino sentori terziari che ricordano il tè o le spezie.
È un’esperienza sensoriale avvolgente e inaspettata. La loro particolarità risiede nel processo di vinificazione: vengono prodotti con uve a bacca bianca, ma lasciando il mosto a contatto con le bucce per un periodo prolungato, proprio come si fa per i vini rossi.
Questo contatto estrae non solo il colore, ma anche tannini e aromi che conferiscono a questi vini una struttura e una longevità incredibili. Quando li ho assaggiati per la prima volta, ho avuto una vera e propria epifania: era come scoprire un nuovo continente di sapori.
Fenomeno Globale e Abbinamenti Sorprendenti
Quella che era una nicchia, una curiosità per pochi intenditori, è diventata una vera e propria tendenza globale. I vini “orange” stanno conquistando i palati più esigenti in Europa, negli Stati Uniti e in Asia, e la Georgia è la loro patria indiscussa.
Molti chef e sommelier li stanno inserendo nelle loro carte, affascinati dalla loro versatilità e dalla loro capacità di abbinarsi a piatti che tradizionalmente metterebbero in difficoltà qualsiasi altro vino.
Personalmente, ho scoperto che si sposano divinamente con la cucina georgiana, ricca di spezie e sapori decisi, ma anche con formaggi stagionati, piatti a base di funghi e persino con alcune cucine orientali.
La loro acidità e la loro struttura tannica puliscono il palato e esaltano ogni boccone. È un vino che ti sfida, che ti invita a sperimentare, a uscire dalla tua zona di comfort enologica.
E vi assicuro che, una volta che avrete provato l’emozione di un vero vino “amber” georgiano, sarà difficile tornare indietro. È un’esperienza che consiglio a tutti, dal neofita all’esperto, perché offre una prospettiva completamente nuova sul mondo del vino.
Oltre il Calice: Cultura, Paesaggi e Sapori di Georgia
Un Banchetto per i Sensi: Vino e Cucina Georgiana
Non si può parlare di vino georgiano senza menzionare la sua straordinaria cucina, un vero e proprio banchetto per i sensi che ho avuto la fortuna di esplorare a fondo.
Ogni sorso di vino qui sembra avere il suo compagno ideale in un piatto tradizionale. Dal celebre *khachapuri*, il pane ripieno di formaggio che adoro, ai succulenti *khinkali*, i ravioli giganti ripieni di carne o patate, ogni boccone è un’esplosione di sapori.
E non dimentichiamo il *shashlik*, la carne marinata e cotta alla brace, perfetta per accompagnare un robusto Saperavi. Ho passato ore a tavola, in compagnia di amici e di nuove conoscenze, assaporando ogni specialità e scoprendo come il vino georgiano, con la sua unicità, esalti al meglio questi piatti.
È un’esperienza conviviale che ti lega alla cultura locale in un modo profondo. La cucina georgiana è ricca di erbe fresche, noci e spezie delicate, e ho trovato che i vini, soprattutto quelli con una buona acidità o una certa struttura tannica, sono perfetti per bilanciare la ricchezza dei sapori.
Mi sono sentita parte di una grande festa continua, e ogni pasto era un’occasione per brindare alla vita.
| Vitigno | Colore Buccia | Caratteristiche Principali | Abbinamenti Consigliati |
|---|---|---|---|
| Saperavi | Nera | Vino rosso intenso, tannico, con note di frutti di bosco e spezie. Grande potenziale di invecchiamento. | Shashlik (spiedini di carne), carni rosse alla griglia, formaggi stagionati. |
| Rkatsiteli | Bianca | Base per molti vini “orange” da qvevri. Aromi di mela, albicocca, tè e noci. Strutturato e longevo. | Khinkali, pollo al satsivi, piatti a base di funghi, cucina asiatica. |
| Mtsvane Kakhuri | Bianca | Vino bianco fresco e aromatico, con sentori agrumati e floreali. Può essere vinificato anche in qvevri. | Khachapuri, verdure grigliate, pesce e frutti di mare. |
| Kisi | Bianca | Vitigno versatile, produce vini bianchi aromatici e complessi vini “orange” da qvevri con note di pesca, noce e miele. | Formaggi georgiani, verdure ripiene, piatti di carne bianca. |
Tesori Nascosti: Monasteri e Natura Incontaminata

Ma la Georgia non è solo vino e cibo delizioso; è anche una terra di una bellezza mozzafiato e di una storia millenaria che si manifesta in monasteri antichi incastonati tra le montagne e in paesaggi che tolgono il fiato.
Durante il mio tour enologico, mi sono concessa anche delle deviazioni per esplorare alcuni di questi tesori nascosti. Ho visitato il Monastero di Gelati, un capolavoro architettonico patrimonio UNESCO, e la città rupestre di Uplistsikhe, un sito archeologico che ti catapulta indietro nel tempo.
La natura poi, con le sue montagne maestose e le sue valli lussureggianti, offre panorami indimenticabili, perfetti per escursioni o semplicemente per godersi la pace e la tranquillità.
È un contrasto affascinante: dopo aver assaggiato vini intensi e complessi, trovarsi di fronte a una vista sconfinata, con l’aria fresca che ti accarezza il viso, è un’esperienza che nutre l’anima.
Credo che questo mix di esperienze sia ciò che rende un viaggio in Georgia veramente completo e indimenticabile: una fusione perfetta tra cultura, natura e, ovviamente, eccellente vino.
Pianificare la Vostra Avventura Enologica in Georgia
Il Momento Migliore per Partire e Consigli Pratici
Se l’idea di un’avventura enologica in Georgia vi sta stuzzicando, come spero, vi do qualche dritta per pianificare al meglio il vostro viaggio. Il periodo migliore per visitare le regioni vinicole, in particolare la Kakheti, è la primavera (da aprile a giugno) o l’autunno (settembre-ottobre), quando il clima è mite e i paesaggi sono al loro massimo splendore, soprattutto durante la vendemmia a settembre.
Ho avuto la fortuna di visitare in autunno, e assistere alla *Rtveli*, la festa della vendemmia, è stata un’esperienza incredibile, un vero e proprio festival di gioia e tradizione.
Per quanto riguarda gli spostamenti, noleggiare un’auto con autista o affidarsi a un tour operator locale è l’opzione migliore, dato che le indicazioni non sono sempre chiarissime e le strade possono essere tortuose.
Ricordatevi di portare abiti comodi e scarpe adatte per camminare tra i vigneti e visitare i siti storici. E un consiglio spassionato: lasciate spazio in valigia per qualche bottiglia di vino da portare a casa, sarà il ricordo più autentico di questa esperienza!
Non abbiate timore della barriera linguistica, i georgiani sono incredibilmente ospitali e troverete sempre un modo per comunicare.
Tra Tour Organizzati e Esplorazioni Indipendenti
Per chi come me ama avere una certa libertà, è possibile organizzare un tour fai da te, magari prenotando gli alloggi in piccole guest house che spesso offrono anche degustazioni e cene tradizionali.
Questa è stata la mia scelta, e mi ha permesso di vivere esperienze più intime e personali. Molte di queste strutture si trovano all’interno di piccoli villaggi, permettendo un’immersione completa nella cultura locale.
Se invece preferite la comodità di un viaggio organizzato, ci sono diversi tour operator specializzati che offrono pacchetti completi, dal trasporto alle degustazioni, includendo anche visite culturali e culinarie.
Ho visto diversi gruppi di amici e coppie optare per questa soluzione, che permette di godersi l’esperienza senza preoccuparsi della logistica. La scelta dipende molto dal vostro stile di viaggio, ma in entrambi i casi, l’importante è prepararsi a un’esperienza autentica e indimenticabile.
Vi assicuro che non ve ne pentirete, ogni euro speso sarà un investimento in ricordi e sapori unici.
Il Futuro dei Qvevri: Tra Tradizione e Riconoscimento
Piccoli Produttori, Grandi Vini e Sostenibilità
Quello che ho scoperto in Georgia è un mondo di piccoli produttori, spesso a conduzione familiare, che rappresentano l’anima più autentica del vino georgiano.
Queste persone non inseguono i grandi numeri, ma la qualità e il rispetto della tradizione. Ho visto con i miei occhi la passione con cui curano ogni singolo vigneto, spesso con pratiche biologiche o biodinamiche, perché per loro la terra è sacra e va preservata.
Molti di loro non usano pesticidi o fertilizzanti chimici, affidandosi invece alla saggezza delle generazioni passate e a un approccio olistico all’agricoltura.
Questo si traduce in vini che non sono solo buoni, ma che raccontano una storia di sostenibilità e di rispetto per l’ambiente. Personalmente, ho trovato che questi vini, pur non essendo certificati biologici in tutti i casi, trasmettono un senso di purezza e autenticità che raramente si trova altrove.
È un modello che spero venga sempre più valorizzato, perché è in questi piccoli angoli di mondo che si preserva la vera essenza del vino.
L’Importanza di Preservare una Pratica Millenaria
La tradizione del *qvevri* non è solo un metodo di vinificazione; è un patrimonio culturale che merita di essere preservato e sostenuto. Il fatto che sempre più persone in tutto il mondo stiano scoprendo e apprezzando questi vini è un segnale incoraggiante.
Spero che questo interesse crescente possa incentivare le nuove generazioni di georgiani a continuare questa pratica millenaria, senza cedere alle sirene della produzione di massa.
C’è qualcosa di profondamente umano e radicato nella terra in questi vini, qualcosa che parla direttamente all’anima. Ho parlato con giovani enologi che, dopo aver studiato all’estero, sono tornati in Georgia con l’obiettivo di modernizzare senza tradire, di portare avanti l’eredità dei loro antenati con una visione contemporanea.
È un equilibrio delicato, ma credo che la Georgia abbia tutte le carte in regola per essere un faro di autenticità nel panorama vinicolo globale. E io, nel mio piccolo, continuerò a raccontare le sue storie, brindando con un buon *qvevri* wine, perché ogni sorso è un inno alla storia e alla resilienza di questo popolo.
Per Concludere
Amici, il mio viaggio nel cuore della Georgia è stato molto più di una semplice scoperta enologica; è stata un’esperienza che mi ha toccato l’anima, un vero e proprio abbraccio con la storia e la cultura di un popolo straordinario. Ogni sorso di vino, ogni incontro, ogni paesaggio ha lasciato un segno profondo, regalandoti un patrimonio di ricordi e sensazioni che porterò sempre con me. Spero vivamente di avervi trasmesso almeno un briciolo della magia che ho vissuto, e di aver acceso in voi la curiosità di esplorare questa terra unica, che ha davvero molto da offrire oltre il calice.
Informazioni Utili da Sapere
1. Periodo migliore per visitare: Il periodo ideale per un tour vinicolo in Georgia va da aprile a giugno o da settembre a ottobre. Personalmente, ho trovato l’autunno, con la vendemmia (Rtveli), semplicemente spettacolare per l’atmosfera festosa e la bellezza dei colori dei vigneti che si tingono di rosso e oro. Il clima è perfetto per esplorare senza il caldo eccessivo dell’estate, rendendo ogni passeggiata tra i filari un vero piacere.
2. Spostamenti e trasporti: Per muovervi tra le cantine e i siti storici, vi consiglio vivamente di noleggiare un’auto con autista locale. Questa soluzione, che ho adottato anche io, vi permetterà di godervi appieno le degustazioni senza preoccupazioni e di ricevere preziosi consigli da chi conosce il territorio. In alternativa, potete affidarvi a tour operator specializzati che offrono pacchetti completi, inclusi trasferimenti e guide.
3. Dove soggiornare: Per un’immersione autentica nella cultura georgiana, scegliete di soggiornare nelle piccole guest house a conduzione familiare. Spesso offrono non solo ospitalità calorosa, ma anche degustazioni private dei loro vini e cene tradizionali preparate in casa, che sono un’esperienza culinaria e sociale indimenticabile. È il modo migliore per entrare in contatto con la gente del posto e sentirsi parte della loro vita.
4. La barriera linguistica: Non preoccupatevi troppo della lingua! Anche se il georgiano è una lingua complessa e l’inglese non è sempre parlato fluentemente, i georgiani sono persone incredibilmente aperte, ospitali e desiderose di comunicare. Un sorriso, qualche gesto e magari l’uso di un traduttore sul telefono vi aiuteranno a superare ogni difficoltà e a creare connessioni genuine. La loro gentilezza supera ogni ostacolo.
5. Souvenir enologici: Quando fate la valigia per il ritorno, ricordatevi di lasciare uno spazio prezioso per qualche bottiglia di vino Qvevri. È il souvenir più autentico e delizioso che potrete portare a casa, un pezzo di Georgia da condividere con amici e famiglia. Assicuratevi di proteggere bene le bottiglie per il viaggio; ogni sorso sarà un ricordo vivido della vostra incredibile avventura.
Punti Chiave da Ricordare
Ricordiamo che la Georgia non è solo un paese, ma la vera e propria culla del vino, con una storia enologica che affonda le radici ben 8.000 anni fa, testimoniata dall’uso millenario dei Qvevri. L’UNESCO ha riconosciuto questo metodo tradizionale, elevandolo a Patrimonio Culturale. La regione della Kakheti è il cuore pulsante di questa tradizione, offrendo un’ospitalità indimenticabile e vini unici come gli affascinanti “Orange Wines”. Un viaggio qui è un’esperienza sensoriale e culturale completa, che nutre il palato e l’anima, un connubio perfetto tra storia, natura e sapori autentici che vi lascerà un segno indelebile.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Che cosa sono esattamente questi “qvevri” e cosa rende così speciale il vino prodotto con essi?
R: Amici, i qvevri sono l’anima della tradizione vinicola georgiana, delle vere e proprie anfore di terracotta giganti, interrate nel terreno. Immaginatevi: il mosto (grappoli pigiati con bucce, raspi e semi) viene versato in questi vasi e lasciato lì a fermentare e maturare per mesi, o addirittura anni!
È un metodo antichissimo, che risale a ben 8.000 anni fa, e che l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La magia sta proprio qui: la terra mantiene una temperatura costante, le bucce conferiscono al vino una struttura incredibile, ricca di tannini e aromi complessi.
Quando ho assaggiato per la prima volta un vino da qvevri, ho capito subito che non era come nessun altro vino che avessi mai provato. C’è una profondità, una sapidità e una longevità che ti catturano.
È come bere un pezzo di storia, con ogni sorso che ti racconta di un legame indissolubile tra l’uomo, la vite e la terra. La sensazione al palato è unica, piena, quasi “viva”, e devo dire che la complessità che riescono a sviluppare mi ha davvero stupito.
D: Hai accennato ai “vini orange” o “amber”: cosa sono e perché stanno conquistando così tanti palati in giro per il mondo?
R: Ah, i vini orange o amber! Una vera rivelazione, ve lo garantisco! Immaginate di prendere delle uve a bacca bianca e di vinificarle come se fossero uve a bacca rossa, lasciando cioè il mosto a contatto con le bucce per un periodo prolungato, a volte anche per mesi.
Il risultato è un vino dal colore straordinario, che va dall’oro intenso all’arancio ambrato, da cui prendono il nome. Ma non è solo il colore a renderli speciali: l’estrazione dalle bucce conferisce loro una complessità aromatica e una struttura tannica che di solito si trovano nei rossi, ma con la freschezza e l’acidità tipiche dei bianchi.
Devo dire che prima ero un po’ scettica, ma dopo aver provato quelli georgiani, sono rimasta folgorata! Sono vini versatili, perfetti per abbinamenti con piatti strutturati, dalla cucina asiatica a formaggi stagionati, o anche solo per una meditazione solitaria.
La loro unicità e la loro storia antica, soprattutto in Georgia, li hanno resi una vera tendenza nel mondo del vino, conquistando sommelier e appassionati in tutta Europa e oltre.
D: Per chi volesse organizzare un viaggio, qual è il periodo migliore per visitare la Georgia e godere appieno della sua cultura del vino e dei suoi paesaggi?
R: Ottima domanda! Se il vostro sogno è un viaggio enogastronomico in Georgia, il periodo migliore, a mio parere e per esperienza diretta, è senza dubbio l’autunno, in particolare settembre e ottobre.
È in questo periodo che si svolge la Rtveli, la tradizionale vendemmia georgiana, una vera e propria festa che coinvolge intere comunità. Ho avuto la fortuna di partecipare a queste celebrazioni e vi assicuro che è un’esperienza indimenticabile: si vede la raccolta dell’uva, si partecipa alla pigiatura, si assaggiano i primi mosti e si respira un’atmosfera di gioia e convivialità unica.
Il clima è mite, i colori della natura sono spettacolari, con i vigneti che si tingono d’oro e di rosso, e le cantine sono nel pieno della loro attività.
Anche la primavera, tra aprile e maggio, è un’ottima scelta, con temperature piacevoli e la natura che si risveglia, perfetta per esplorare i paesaggi mozzafiato e i monasteri antichi senza la folla estiva.
L’importante è evitare i mesi più caldi dell’estate, se non amate le alte temperature, o i rigori dell’inverno, a meno che non siate interessati solo alle città.
Insomma, scegliete l’autunno per vivere la vera essenza del vino georgiano!






